EDITH PILAFF

TESTI E FOTOGRAFIE SONO DI PROPRIETA' DELL'AUTRICE. IL LORO USO E' CONCESSO SOLO PREVIA AUTORIZZAZIONE.

Friday, 17 May 2013

GRANITE



La stagione estiva e' ormai alle porte e la voglia di cucinare,impastare ed accendere il forno ben presto si affievolira'.Il desiderio' di qualcosa di fresco diventera' necessita' e cosi ho deciso di fare delle "prove tecniche di trasmissione" con queste granite.
La granita e' una specialita' indissolubilmente legata alla Sicilia.Si tratta dell'evoluzione logica
dello sharbat orientale,che fece la sua apparizione in Sicilia ai tempi della dominazione araba.
Questa delizia della cucina siciliana,ormai preparata un po' dappertutto,e' ormai parte del DNA culinario
italiano,ed e' una preparazione che diamo quasi per scontata.
Il tempo,e l'invenzione del frigorifero,ci hanno fatto dimenticare della straordinaria importanza della
neve in tempi andati....
"In questo clima,una carestia di neve,impaurisce quanto la mancanza di grano,vino od olio.
Mi trovai a Siracusa nel1777,e non c'era neve.Si sparse la voce che una piccola nave di passaggio avesse la stiva carica di neve.Senza discutere,la popolazione si ammasso' al porto e domando' che la nave cedesse il suo carico alla citta'.Quando la ciurma rifiuto',la nave venne attaccata e saccheggiata,e diversi siracusani persero la vita nella battaglia"

(JEAN HOUEL- Voyage pittoresque des isles de Sicile,de Malte et de Lipari)

La neve,ingrediente allora fondamentale per la preparazione di sorbetti e granite,era inoltre un importante sorgente d'introito per Catania,che affittava le grotte e gli anfratti dell'Etna all'Ordine di
Malta,che li utilizzava come neviere,e dove la neve veniva conservata fino all'estate.
I tempi sono cambiati ed oggigiorno non abbiamo certo bisogno di procurarci della neve per preparare una buona granita.
Cio' nonostante agli occhi non italiani,la granita mantiene la sua aura di preparazione esotica ed inusuale,ed ho notato che Time Out ha inserito nei suoi "10 piatti migliori di Londra" la granita di tarocchi di Gelupo,la nota gelateria a Soho.
Premetto che non ho mai mangiato la blood orange granita da Gelupo,ma sono una cliente assidua della gelateria ed ho provato diverse specialita':il sorbetto al bergamotto,il gelato al bonet e quello con I pinoli ed i semi di finocchio,la granita alle mandorle tostate,e ,chiaramente,il famoso gelato al curry di pollo creato in occasione del Diamond Jubilee della regina.
Quest'ultimo sapeva decisamente di trucco per accapparrarsi un po' di preziosa pubblicita',cosi come il gelato fatto col latte umano a Covent Garden qualche anno fa (e messo fuori commercio nel giro di un paio di settimane....






Ma bando alla divagazioni.Aiutata dal fato,dato che ho trovato i veri tarocchi del Francofonte ,qui una
vera rarita',ho deciso di preparare la granita chez moi,ed il risultato e' stato piu' che soddisfacente.

GRANITA DI TAROCCHI
225 gr. di zucchero
500 gr. d'acqua
4 chiodi di garofano
il succo di 2 piccoli limoni
+ il succo di tarocchi fino a raggiungere 265 ml
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1:portare zucchero,acqua e chiodi di garofano ad ebollizione.Rimuovere dal fuoco e
lasciar raffreddare completamente.





2: aggiungere il succo di limone e di tarocchi,rimuovere i chiodi di garofano e mettere in freezer.





3:rimestare ogni ora fino a quando la granita si sara' solidificata completamente,formando i classici
cristalli di ghiaccio caratteristici di questa preparazione.

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L'ispirazione per la seconda granita viene dal libro Cuisine Gourmande di Michel Guerard,icona della cucina francese (3 stelle Michelin,lazzi,frizzi e paparazzi),anche se, alla fin fine, ho usato la ricetta del sorbetto al timo di Caroline Liddell e Robin Weir.
Per chi fosse interessato,Ices-The definitive guide di Liddell e Weir,e' stato stampato anche in italiano.
Purtroppo ho il sospetto che non sia cosi' per il libro di Guerard.Ammetto che la sua cucina possa essere un po' datata (Guerard e' considerato uno dei padri della nouvelle cuisine)ma Guerard e' un personaggio difficile da ignorare ed i suoi libri meritano certamente una lettura.

GRANITA DI CLARET E TIMO
500 ml di sciroppo di zucchero,preparato con quantita' uguali di acqua e zucchero
250 ml d'acqua
250 ml di Claret
10 gr di rametti di timo
2 o 3 cucchiai di succo di limone
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1: preparare lo sciroppo di zucchero portando acqua e zucchero ad ebollizione e rimuovere dal fornello
appena lo zucchero si sara' sciolto.

2: aggiungere l'acqua ed il timo allo sciroppo e portare lentamente ad ebollizione.Lasciar raffreddare per
un paio d'ore,quindi aggiungere il vino ed il succo di limone e passare al colino per rimuovere il timo.





3:mettere in freezer e seguire lo stesso procedimento usato per la granita di tarocchi.

NOTE. Questa e' la ricetta di un sorbetto,che ho trattato come fosse una granita.Secondo gli autori per una vera granita bisognerebbe aggiungere altri 560 ml d'acqua.Io volevo una granita piuttosto intense come colore e sapore e l'ho ottenuta.Semplice ma vincente l'idea di Guerard di servirla con una pesca,da lui stesso sciroppata.Fare lo sciroppo ed aggiungere poi altra acqua e' il metodo seguito dagli autori,penso che provero' a fare "all in one" in futuro,anche se cio' potrebbe alterare la texture del prodotto finale.

BUON APPETITO!

Sunday, 28 April 2013

OFFELLE DI PARONA



Contrariamente alle voci messe in in giro dai miei vicini di casa,non mi trovo in Inghilterra per proclamare la superiorita' assoluta della cucina italiana.Ciononostante,quel minimo di "stiff upper lip" che sono riuscita ad acquisire con gli anni va a farsi benedire quando sento certe accuse rivolte alla cucina nostrana.Qui in Inghilterra,per ragioni alquanto misteriose,si pensa che la pasticceria italiana sia basilare e non particolarmente eclatante.Questi son commenti che ignoro nel caso vengano fatti da un diciassettene brufoloso nel bel mezzo della sua catering school (quei signorini che mandi in cella frigorifera a prendere le bietole e tornano con gli spinaci,per intenderci).Il problema e' che queste constatazioni vengono fatte spesso da personaggi di un certo "spessore" e ,generalmente,con un po' di conoscenza della cucina italiana.Prendi il caso del signor Matthew Fort:Fort e' uno scrittore/critico gastronomico molto amato e rispettato.Amo il suo stile,i suoi articoli son sempre interessanti e, particolare non irrilevante,ha girato in lungo ed in largo l'Italia in Vespa,alla scoperta della vera gastronomia italiana.Nella sua recensione di "Nigelissima" ,il piu' recente sforzo dell'eroina nazionale,Fort stronca il libro,pur ammettendo che il tomo ha i suoi meriti."La sezione dedicata ai dolci e' probabilmente la parte migliore del libro.Meno male,dato che la cucina italiana e' molto debole quando
si parla di dolci".
Sono io l'unica folle a pensare che il signor Fort abbia preso un granchio? Mi rifiuto di indicare l'ignoranza come causa di una simile affermazione,ed istintivamente penso che Fort,preso dalla pigrizia,abbia semplicemente seguito la convenzione.
Forse una sorta di "nostalgia dolciaria" mi fa sopravvalutare la nostra pasticceria? Penso a torte della nonna,capresi,veneziane,panforti e zuccotti,canestrelli,cantuccini,cassate e torte paradiso,pastiere,cannoli,sbrisolone,zuppe inglesi,bonet,torte di riso e di ricotta,zeppole e frappe e, francamente, "very weak" non e' la descrizione che userei....
Ed ora che mi son tolta questo bel peso dalla stomaco,procedo con una ricetta di un buon biscotto italiano,non conosciutissimo ma non per questo meno delizioso di altri biscotti piu' famosi.
La ricetta viene da un blog bellissimo che non ha certo bisogno di tante presentazioni,La vetrina del Nanni.
E' un blog imperdibile per chiunque abbia un interesse verso la pasticceria ed in cuor mio penso che anche il signor Fort dovrebbe cominciare a leggerlo.
Questi biscotti hanno una storia carina,facilmente rintracciabile nel web ma che vale la pena riportare qui.
Le offelle di Parona sono una specialita' lombarda nata nel fine Ottocento per mano di due sorelle,Elena e Pasqualina Colli.Tradizionalmente associate alla festa della Madonna del Rosario,le offelle vennero originariamente chiamate
linin dal vezzeggiativo del nome di una delle due sorelle,e venivano vendute a numero,anziche' a peso.
La ricetta era un segreto custodito gelosamente e le sorelle Colli rifiutarono,tra la sorpresa generale, di cedere la ricetta all'industriale Pietro Guglielmone,nonostante la generosa(per quei tempi)offerta di ventimila lire.
La produzione delle offelle soffri un certo declino,fino a quando,all'inizio degli anni 70,grazie alla Pro Loco di Parona vennero definitivamente rilanciate.Nonostante le offelle di Parona vengano prodotte industrialmente,dalle mie parti sono assolutamente introvabili.Ora posso farle e sbafarle a mio piacimento...
La ricetta e' quella di Nanni,tale e quale.

INGREDIENTI
200 gr di burro
200 gr di zucchero superfine
20 gr di olio d'oliva extra vergine
90 gr di uova intere
500 gr di farina
10 gr di lievito chimico
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1: montare il burro e lo zucchero,ed aggiungere gradualmente uova ed olio senza smettere di montare.

2: setacciare farina e lievito ed aggiungere alla montata di burro,uova ed olio,incorporando per bene
senza pero' lavorare eccessivamente l'impasto.

3: avvolgere l'impasto cosi ottenuto nella pellicola e lasciar riposare in frigorifero.Io l'ho
lasciato nel frigo per due ore ed ho trovato l'impasto assai facile da maneggiare.

4: stendere l'impasto col mattarello e con l'ausilio di un poco di farina (una leggera spolverata sul
piano di lavoro),fino allo spessore di 2,5 mm circa.Ritagliare una sagoma ellittica con le estremita'
appuntite usando della carta da forno ed usare la sagoma,ed un coltello affilato, per ritagliare i
biscotti.




5: adagiare le offelle su una teglia ricoperta di carta da forno e lasciar riposare in frigo per 10-15
minuti.Nel frattanto accendere il forno e portare a 160 gradi.




6: infornare le offelle e cuocere fino a quando saranno dorate,12 minuti circa.



NOTE. La mia sagoma di carta da forno era appena inferiore alle dimensioni suggerite da Nanni ed ho il
sospetto che, nonostante cio' che dichiari la manopola del mio forno, la temperatura fosse
leggermente piu' alta di 160 gradi, Cio' nonostante le offelle sono venute benissimo.Sono dei
biscotti sobri e delicati,assolutamente perfetti con il te'.
Nonostante questa sia la forma classica delle offelle di Parona,esiste una variazione di questi
biscotti,anch'essa della Lomellina, a forma di rana.Non mi dispiacerebbe mettere le grinfie sulla
ricetta,dato che,nascosto in qualche angolo della casa, ho uno stampino a forma di rana!

BUON APPETITO!

Monday, 15 April 2013

PITHIVIERS

 Se l'idea di un dolce contenente un rene di maiale vi ripugna,e' arrivato il momento di andare a.sbirciare da un altro blog.Nel caso invece voleste mostrare un po' di pieta' andate direttamente alle note finali. Premetto che detesto la cucina destinata a stupire,i lazzi,i frizzi e gli artifici ed il cucinare inteso come teatro (quando andai a The Fat Duck ed il cameriere mi porto' una conchiglia gigante chiedendomi di accostarla all'orecchio,non seppi se farmi a dosso dalle risate o schiaffeggiarlo.Per
fortuna,nonostante la cena mediocre,non mi beccai il norovirus).
Tornando al dolce "maialesco",il pithiviers e' un classico della pasticceria francese e prende il nome
dalla cittadina della Loiret in cui ha avuto origine.
 Esistono due versioni di questo dolce:una torta,generalmente glassata,ed una "pie",fatta  di pasta sfoglia e ripiena di frangipane.La ricetta che segue e' la versione originale della pie,che ho ripescato
dal classico libro di Jane Grigson "Charcuterie and French Pork Cookery". Grigson ha preso e leggermente riadattato la ricetta di Antonin Careme,contenuta in French Cookery,un'opera postuma
pubblicata a Londra nel 1836 (si tratta di una "cosina" epica in svariati volumi,ed include L'Art de la cuisine Francaise,Le Patissier royal parisien e Le Cuisinier parisien, tre delle sue opere piu' importanti).E' impossibile sopravvalutare Careme,e' considerato uno dei padri della cucina francese.
Careme era convintissimo che la cucina fosse un' arte e,piu' specificamente,che la pasticceria fosse
un ramo dell'architettura.Rivoluziono' la cucina francese; introdusse la classificazione delle salse tuttora seguita in Francia,ed il servizio alla russa, in modo che le pietanze venissero servite in sequenza,piuttosto che tutte insieme.Il cappello da cuoco si deve a Careme,cosi come la classica giacca da cuoco.Non contento di aver pubblicato una straordinaria quantita' di materiale,Careme illustro'  i libri da se',e fece tutto cio' cucinando per alcuni dei personaggi piu' importanti del tempo,da Talleyrand a Napoleone,da George IV allo Zar Alessandro I. Considerato che e' stato fatto un film sulla vita di Julia Child,un film su Careme  non sarebbe una cattiva idea.Ma bando alle ciance ed ecco la ricetta.
INGREDIENTI
1 rene di maiale
115 gr di farina di mandorle
85  gr di burro a temperature ambiente
85 gr. di zucchero
25 gr di macarons sbriciolati (io ho usato amaretti)
la buccia grattugiata di un limone
2 tuorli
1 cucchiaio di panna (io ho usato latte)
un uovo sbattuto,per lucidare la sfoglia
350-400 gr di pasta sfoglia
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1: infornare il rene per 10 minuti a 180 gradi ,tagliarlo a cubi e ridurlo ad una pasta
nel robot coupe,aggiungendo lo zucchero.Lasciando la pasta cosi ottenuta nel robot,aggiungere i rimanenti ingredienti (tranne la sfoglia,s'intende) fino ad ottenere il "porco frangipane".



2: lasciare riposare il frangipane in frigorifero per 1-2 ore.Nel frattanto,dividere la sfoglia in
due parti,una delle quali appena piu' grande dell'altra.Stendere la parte piu' piccola sottilmente,dando
essa la classica forma (vedi note) del Pithiviers.Stendere uno spesso disco di frangipane,stando ben
lontani dai bordi e mettere in frgorifero.


3:stendere la rimanente sfoglia,spennellare I bordi del Pithiviers con dell'uovo sbattuto e
procedere ad "incolllare" la sfoglia,assicurandosi che i bordi combacino perfettamente.
Lasciar riposare in frigo per mezz'ora circa.
Spennellare il Pithiviers con dell'uovo sbattuto e ,con coltello affilatissimo (in caso di dubbi,
usare una lametta),praticare i tagli a raggiera caratteristici di questo dolce.


4: infornare a 200-210 gradi per 10 minuti,quindi abbassare la temperature a 180 gradi e continuare la
cottura per altri 25 minuti circa,dando un'occhiata di tanto in tanto onde evitare un colorirsi
eccessivo.Un' ultima manovra (facoltativa) sarebbe quella di cospargere il pithiviers a fine cottura
con dello zucchero a velo e rimetterlo nel forno caldissimo per un paio di minuti per un favoloso
effetto "brule'". Io non l'ho fatto ed il dolce e' comunque piacevole.
Questa ricetta va allo Zibaldone Culinario,che correntemente ospita la puntata francese dell'Abbecedario
Culinario della Comunita' Europea

NOTE.Per chi voglia un Pithiviers piu' moderno,consiglio di usare il frangipane che troverete qui.Il Pithiviers aux
rognons e' piaciuto a tutti,bambini compresi,ma secondo me si ottengono risultati superiori senza il
rene.Avendo detto cio' il rene usato era proprio grande,forse usandone la meta' il dolce sarebbe
stato veramente perfetto.Per ottenere la pattern per questo dolce ho semplicemente disegnato un
cerchio di carta da forno di 23 cm,aggiungendo alla circonferenza dei piccolo semicerchi,e l'ho
usato come guida per tagliare la sfoglia.Inutile dire che vi rimarra' un pochino di sfoglia,con
cui e' possibile ricavare degli sfiziosissimi palmiers/prussiani.I passaggi in frigo ed una lama
affilatissima sono importanti per la riuscita delle decorazioni.

BUON APPETITO!



Tuesday, 9 April 2013

POOR MAN'S PIE

Non tutti i libri di cucina a noi cari sono tali perche' miniere di ricette infallibili.
A volte I libri sono per noi preziosi perche' ci sono stati regalati da persone particolarmente
care,o magari perche' comprati in un viaggio che ricordiamo con piacere.
Oppure si tratta semplicemente di rispetto per gli anziani.......
 Il libro da cui e' tratta la ricetta di oggi e' il piu' vecchio della mia collezione.Risale al 1929 e mostra tutti i segni della sua veneranda eta'.
Mi piacciono la sue pagine ingiallite e mi piace il suo odore.
Adoro il fatto che tra le sue pagine,annotata a mano,c'e' una ricetta per la tradizionale Christmas
Cake.
 Spero,un giorno,di poterla provare,anche se,tra le miriadi di dolci inglesi,Christmas Cake
e Christmas Pudding non rientrano certo tra i miei favoriti.
Per quanto riguarda la ricetta di oggi,poca roba,gastronomicamente parlando,e' piu' british delle
pies.La cucina inglese offre una gamma vastissima di pies ,che varia dall'immangiabile al sublime.
La ricetta che segue e' ormai desueta e ci riporta ad un periodo in cui l'arte di arrangiarsi si praticava
anche  qui in Inghilterra.
Si tratta di una pie fatta con ingredienti poveri ed il ripieno ,al giorno d'oggi,sarebbe semplicemente
la salsa del ripieno (basta sostituire le briciole di pane con della farina e si otterra' infatti la salsa "base" per la  fish pie).Tutto cio' non distoglie dal charm di questo piatto,ed ho notato con un certo piacere che la pietanza e' particolarmente amata dai bambini.
Ecco come prepararla.
INGREDIENTI
Per il ripieno:
5 uova sode
200    gr di latte
40-50 gr. di briciole di pane
un poco di prezzemolo tritato
sale e pepe
Per il topping:
600    gr. di patate
50-60 gr. di burro
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1: tritare 4 delle uova sode e grattuggiare finemente la quinta.

2: versare il latte in una ciotola,aggiungere le uova ed i rimanenti ingredienti.
Lasciare riposare per 15-20 minuti,Si dovra' ottenere una "pappa" simile,in apparenza ,al porridge.



3: mettere le patate a bollire in acqua salata.Una volta cotte,ridurle ad un puree' col passaverdure
ed aggiungere il burro mentre il puree' e' ancora caldo.Aggiungere,se necessario,un po' di sale.

4: versare il ripieno in 2 pie dishes (o in una pirofila),mettere il puree' in una sacca da pasticciere
col beccuccio stellate e decorare le pies.Infornare a 190-200 gradi fino a quando il topping
avra' acquisito delle belle sfumature dorate.
 
NOTE. Le briciole di pane si preparano privando del pane in cassetta della crosta e mettendolo nel
robo coupe per un minutino o 2.Nel Regno Unito queste briciole vengono usate anche per
preparare alcuni dolci.I pie dishes sono delle pirofile ovali con una profondita' di circa
4-5 centimetri.


BUON APPETITO!

Tuesday, 2 April 2013

STUFATO DI MANZO CON FAVETTE




E' ormai un cliche' che ogni cuoco ed ogni blogger, o quasi, sbandierino ai quattro venti la loro passione per la cucina "stagionale".Mi unisco anch'io all'orda,aggiungendo la domanda: "Che stagione?".
Corpo e mente sono ormai divisi, e mentre il primo desidera asparagi,carciofi e favette,il senno,quel poco che rimane,mi indirizza verso qualcosa di piu' caldo,sostanzioso e corroborante.
Ecco che arriva la provvidenza,sotto le spoglie della signora Claudia Roden,che propone un ingrediente tipicamente primaverile come le fave. in formato autunno/inverno
 E' sempre interessante eseguire una ricetta esattamente cosi' come viene
proposta da un autore e nel farlo mi viene sempre in mente una frase di Bertrand Russell: "Non ci rendiamo conto di quanto siano vaghe le cose fino a quando non tentiamo di precisarle".
La ricetta,tratta da  "La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa",mi ha incuriosito assai,principalmente perche' ,dato il campo d'azione del libro,mi sarei aspettata agnello piuttosto che manzo ed inoltre per l'uso del coriandolo in polvere e l'assenza di altre spezie.
La Roden non da' notizie particolari riguardo a questo piatto,cosa abbastanza inusuale.
Ecco la ricetta:
INGREDIENTI
454-500 gr di carne di manzo da stufato,tagliata a cubi
1 + 1/2 cucchiaio di olio
250 gr di fave,fresche o surgelate (io  ho usato le surgelate)
1     spicchio d'aglio
1/2  cucchiaino di coriandolo in polvere
sale e pepe
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1:riscaldare l'olio in una pentola capiente e rosolare la carne fino a quando sara' ben colorata.

2:aggiungere i rimanenti ingredienti,coprire con dell'acqua (sono bastati 400ml) e far sobbollire il tutto a fiamma bassa per due orette o fino a quando la carne sara' tenera.Nel caso si usassero fave surgelate,scongelarle ed aggiungerle mezz'ora prima della fine della cottura.


Note.  Questa e' una ricetta che mi ha colta di sorpresa.Avevo diversi dubbi sulla riuscita del piatto,che invece si e' rivelato inusuale e' piacevolissimo.Il sughetto,che pensavo sarebbe stato troppo liquido ed inconsistente si e' rivelato sapido ed adatto ad un'epica scarpetta.Il coriandolo non va omesso.Non e' una spezia amata da tutti,ma qui e' la vera star del piatto.Una nota importante sulla carne.La ricetta parla di stewing beef,un'espressione generica che puo' indicare una varieta' di tagli,e secondo me il taglio puo' fare la differenza.Lo stinco sarebbe stato ideale,ma trovarlo in una giornata di festa nazionale e' stata un impresa impossibile,e mi sono dovuta accontentare di un'anonima stewing beef dell'amato/odiato Tesco.Questo e' un piatto che sicuramente riprovero' con carne di primissima scelta,poiche' ho l'impressione che si possa ottenere un risultato veramente speciale.
La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa e' un libro che ho sempre amato e da oggi ho una ragione in piu' per farlo.

BUON APPETITO!

Thursday, 28 March 2013

KACAMAK

La ricetta di oggi potrebbe sembrare un po' fuori stagione,ma vi assicuro che ,con le temperature
che oscillano intorno allo zero,e' cio' che mi ha riappacificato col mondo.
Si tratta di una specialita' presente in Bosnia,Bulgaria,Albania ,Serbia e Turchia.Esiste anche in Macedonia dove e' nota con il
nome di Bakrdan.La versione che segue viene da Kastamonu ,in Turchia,ed e' tratta da un gioiellino di libro: The Home Book of Turkish Cookery di Venice Lamb.
E' un libro scritto nel 1969,quando ancora I "food trends" non esistevano ne' l'intento principale di questo tipo di libri era di vendere il maggior numero possibile di copie,ed e' una testimonianza onesta ed
autentica di una cucina di cui si parla poco.Per chi e' "malata di cibo",e' un must.La ricetta,oltre ad essere semplicissima,e' anche straordinariamente vicina al palato italiano,dato che si tratta,alla fin fine,di una polenta con una sorta di "ragu' peperonato"Mi sono concessa la liberta' di sostituire il burro con dell'olio extra vergine d'oliva,ed i peperoni verdi con quelli rossi,dato che io ed i peperoni verdi abbiamo una relazione piuttosto tempestosa.Infine,abbandonando ogni cautela,ho aggiunto un cucchiaio di prezzemolo tritato.Senza ulteriori indugi,ecco la ricetta.




INGREDIENTI
Per la polenta:
200 gr. di polenta
650 gr d' acqua
6 gr di sale
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2 peperoni rossi
300 gr. di macinato di manzo o agnello (io ho usato manzo)
1 barattolo di pelati da 400 grammi
80 gr d'acqua
75 gr di cipolla finemente tritata
25 gr d'olio extra vergine d'oliva + un pochino extra per i peperoni
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
sale e pepe al mulinello
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1: spennellare I peperoni con un poco d'olio d'oliva,metterli in teglia ed infornare a 190 gradi,
rigirandoli di tanto in tanto fino a quando la loro pelle apparira' bruciacchiata.
Mettere in un contenitore a chiusura ermetica(o in una pentola col coperchio)e lasciar riposare.

2: nel frattanto,riscaldare l'olio in una padella e soffriggere le cipolle fino a quando saranno
ben appassite.Aggiungere il prezzemolo e continuare a soffriggere per un minutino.

3: aggiungere il macinato ed un pizzico di sale e pepe.Continuare la cottura fino a quando la carne
avra' perso il suo colorito rosa.




4: aggiungere i pomodori passati al mouli e l'acqua.Cuocere a fuoco basso,
col coperchio,per un'oretta e mezza rimestando di tanto in tanto.

5: nel frattempo,spellare i peperoni,eliminare i semi e la placenta,tagliarli a listarelle ed aggiungerli
al ragu' durante gli ultimi 10 minuti di cottura.Spegnere il fornello ed aggiustare di sale e pepe.

6: portare acqua e sale ad ebollizione,cucinare la polenta nella maniera usuale e versarla nel piatto
di portata creando una "fontana" nel mezzo.Riempire la fontana col ragu' e servire immediatamente.

NOTE.Il "ragu'" e' molto buono,ed il giorno dopo e' spettacolare.Ottimo con gli spaghetti.
Esistono tantissime variazioni di questa ricetta.Viene spesso preparata con una salsa di pomodoro e
della feta,o addirittura la polenta viene rimpiazzata col puree' di patate.Sono tutte ricette
vincenti.

BUON APPETITO!


Friday, 22 March 2013

OEUFS Á LA TRIPE




E' indubbiamente lecito pensare che la cucina britannica e la cucina francese siano due
mondi diversi.
Ma i punti in comune ci sono senz'altro e c'e' addirittura chi parla,simpaticamente, di cibo
franglais.
Dopotutto,i Brits reclamano con veemenza la paternita' della creme brulee',ed il pain perdu francese appare in un manoscritto inglese del 1420.
Mentre oltremanica,uno dei cavalli di battaglia della Contessa Mapie de Toulouse-Lautrec era il "French
Welsh Rabbit",che di francese aveva proprio poco,ed Alfred Suzanne scriveva "La cuisine Anglaise",libro che certamente lascio' il segno nell'immaginario collettivo francese.Inoltre uno dei cuochi piu' acclamati dell'Inghilterra vittoriana fu il francesissimo Alexis Soyer,ed il leggendario
"re dei cuochi e cuoco dei re",Escoffier lavoro' al Savoy a Londra (la pesca Melba,uno dei grandi classici della pasticceria francese fu ,dopotutto,creata a Londra).
Insomma tutta questa barba e questa noia ci dice che alla fin fine,un minimo di "osmosi culinaria"
tra le due nazioni c'e' stata e che l'idea del cibo franglais non e' poi cosi' insensata.
La ricetta che segue e' proprio un piatto franglais,noto come oeufs a' la tripe in Francia e come
Convent Eggs nel Regno Unito.
Per me e' comfort food di ottima qualita',adoro la nota dolce data dalle cipolle e la cremosita'
della salsa.
Senza ulteriori indugi,ecco la ricetta.





INGREDIENTI
240 gr di cipolle a fettine
45 gr di burro
10 gr di farina
270 gr di latte
5 uova sode
prezzemolo tritato
sale e pepe
----------------------------

1: rosolare le cipolle in parte del burro(circa 25 gr)a fuoco lento,
fino a quando le cipolle saranno dorate e tenere.

2: preparare una roux con il rimanente burro e la farina,ed aggiungere gradualmente il latte tiepido
mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi.Cuoce fino a quando la salsa avra'
raggiunto la giusta cremosita'

3: versare la salsa sulle cipolle, aggiustare di sale e pepe ed aggiungere le uova sode divise in quarti.
Lasciar amalgamare per 4-5 minuti,aggiungere il prezzemolo tritato e servire caldo.Voila'

NOTE. Puo' sembrare strano che un piatto di tale semplicita' fosse servito su piatti d'argento,ma cosi
e'.Mai sottovalutare l'eccentricita degli inglesi..
Per quanto la ricetta originale non lo preveda,il riscaldare il latte con la classica cipolla
"steccata" con 2 foglioline d'alloro e dei chiodi di garofano,aggiunge una nota intrigante ed
assai piacevole.Tagliando le uova a pezzi piu' piccoli,aggiungendo qualche cappero ed
allungando appena il tutto con un goccio di latte si otterra' una piacevolissima salsa per
il pollo lesso.
BUON APPETITO!