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Sunday, 2 September 2012
ANZAC BISCUITS
A volte lo spirito di una ricetta puo' essere piu' importante della ricetta stessa.
Elizabeth David sosteneva che un libro di cucina,pur contenendo ricette vaghe ed imprecise,poteva comunque essere un libro valido,purche' identificasse con chiarezza
lo spirito di una cucina,l'approccio verso il cibo di una popolazione.
Come sempre la David aveva visto giusto.
Mi viene subito in mente Celebrating Italy,il bel libro di Carol Field dedicato al cibo prodotto in tutta la nostra penisola in occasione di feste religiose,sagre gastronomiche e celebrazioni di vario tipo.
Field,tanto per esemplificare,da' una ricetta per il coccoi,il tradizionale pane di semola sardo,e la ricetta non puo' certo dirsi perfetta.
Pero' nel suo libro l'autrice raggiunge altri scopi: presenta al pubblico americano un complesso strato di ricette sconosciute od oscure ai piu',rimuovendo in maniera perentoria la percezione (non cosi rara 20 anni fa) che la cucina italiana sia un semplice affare di minestrone,pizza,lasagne e spaghetti with meatballs.
Purtroppo,volenti o dolenti,e nonostante lo straordinario lavoro di tanti (tra cui la David stessa e,negli Stati Uniti,piu' di ogni altro,Hazan),la cucina italiana all'estero e' sempre "luce rifratta" e Field ha il merito di descrivere in maniera competente ed allettante preparazioni genuinamente italiane piuttosto che "all'italiana".
Non solo,ma inserisce le preparazioni in un contesto sociale ben preciso e mostra l'importanza del cibo come offerta nell'ambito religioso,o come simbolo,od entrambe le cose (si pensi alle uova nei pani pasquali,simbolo di rinascita e rigenerazione,o alle fave dei morti,o alle scarpette di Sant'Ilario).
Un simile approccio e' quello di Elisabeth Luard,nel suo Sacred Food- Cooking for spiritual Nourishment.
Anche qui,il cibo e' quello legato a dei contesti ben precisi:la nascita di un bambino,il fidanzamento,il matrimonio,la morte,tutte tappe importanti dell'esistenza umana.E' qui si arriva al nocciolo della questione: e' possibile considerare il cibo
semplicemente come "combustibile" per il nostro corpo?
Avrei pochissime esitazioni nel dare una negativa,ed infatti la considererei una domanda retorica.
Non la pensa cosi Steven Poole,autore di un'articolo sulla "sessualizzazione" del cibo,in cui,nel paragrafo finale ci esorta a considerare il cibo per cio' che e' (semplicemente cibo).
Impossibile commentare tutto l'articolo,poiche' trasformerebbe un post noioso in un supplizio.Sia sufficiente dire che il signor Poole comincia con un attacco al vetriolo alla Nigella nazionale,sapendo di poter contare sulle simpatie di un certo pubblico.Da li comincia ad arrampicarsi sugli specchi per arrivare all'esortazione finale,che,francamente,comincio a pensare sia una provocazione in cui le mentecatte come me cadono come i prosciutti in mezzo ai piranhas.
Insomma immagino l'autore sappia benissimo che se trattassimo il cibo semplicemente come cio' di cui abbiamo bisogno per vivere,saremo ippopotami o rinoceronti,e non esseri umani.Ne' cureremmo la forma di cio' che mangiamo,dettaglio/indizio non trascurabile e meritevole di un post a se'.
Ma bando alle ciance e passiamo ad una ricetta...
Gli Anzac biscuits sono piuttosto conosciuti e probabilmente sapete gia' che Anzac e' l'acronimo di Australian and New Zealand Army Corps.La loro associazione al mondo militare e' tale che uno dei primi nomi di questi biscotti era Soldier's biscuit
Sono una specialita' di origine recente ( i primi Anzac prodotti commercialmente risalgono al 1935,quelli della tradizione popolare li precedono approssimativamente di un paio di decenni) ma cio' nonostante la loro nascita e' oggetto di discussione.
Esistono varie teorie,la piu' accreditata e' quella secondo cui questi biscotti venivavano preparati dalle famiglie australiane per essere spediti ai soldati al fronte.Gli Anzac sono probabilmente scaturiti dalla reazione delle donne australiane e neozelandesi al malcontento dei soldati per le Anzac tiles/wafers a loro dispensati.Vale la pena precisare che le Anzac tiles/wafers non sono dei biscotti ma, essenzialmente, una tipologia di pane quasi non deperibile e,secondo alcuni,quasi non commestibile (alcuni di questi wafers sono arrivati fino a noi,dato che a volte i soldati li trasformarono in cartoline o portafotografie).Gli scrittori Michael Symons e Barbara Santich sostengono che gli Anzac siano,insieme ai lamingtons e ai pumpkin scones,gli unici cibi "all australians" .Non posso non notare l'esclusione della pavlova.Peraltro la diatriba tra australiani e neozelandesi riguardo alla paternita' della pavlova si ripete con gli Anzac biscuits.....
INGREDIENTI
65 gr di fiocchi d'avena
50 gr di cocco grattugiato (non fresco)
70 gr di zucchero
45 gr di farina
80 gr di mandorle o noci di macadamia,tritate grossolanamente
1 cucchiaio di golden syrup
1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio
1 cucchiaio di acqua bollente
un nanopizzico di sale
62 gr di burro fuso (non caldo)
------------------------------------
1: Mischiare in una ciotola avena,zucchero,noce di cocco,farina,mandorle/macadamia e
sale.
2: sciogliere il bicarbonato nell'acqua bollente,quindi aggiungere il golden syrup ed
il burro fuso e versare nella ciotola dell'avena,etc, amalgamando il tutto
velocemente.
3: formare 9-10 biscotti,appoggiarli su della carta da forno e riporli in
frigorifero per mezz'ora.
4: infornare per 10-15 minuti a 170 gradi e quindi lasciar raffreddare su una
gratella.
NOTE. Gli Anzac biscuit tradizionali non contengono mandorle o noci di macadamia,
sono una mia aggiunta.
Per la versione classica bastera' ometterle,senza alterare la quantita' dei
rimanenti ingredienti.
Il 25 Aprile e' Anzac Day,una giornata importante e piuttosto "emotional" per
l'Australia e la Nuova Zelanda.Si ricorda un momento fondamentale,la nascita
di una nazione nel bagno di sangue di Gallipoli.Per tale ragione gli Anzac
biscuits sono considerati "a culinary memorial".
Un particolare importante riguardo alla forma e alla texture di questi
biscotti; li faccio da anni e nonostante gli indizi di autenticita' ci
fossero tutti (ho imparato a farli da un simpatico signore australiano,e so per
certo che si tratta della ricetta della madre),sono stata come San Tommaso
e non credevo che la apparenza dei biscotti fosse quella giusta.Per anni mi
sono adoperata per ottenere un biscotto simile ,nell'apparenza,ai cookies
americani,piuttosto che i dischi piatti che ottenevo io.Eppure,leggendo in
giro mentre preparavo il post,mi sono imbattuta in un commento di una signora
che ricorda gli anzac fatti dalla madre negli anni 20 e li descrive come "not
as thin as brandy snaps,but considerably thinner than the biscuits i see
today".Per ottenere tale risultato bastera' schiacciare legermente i biscotti
e non riporli in frigo prima di infornarli.
BUON APPETITO!
Monday, 24 January 2011
PAVLOVA


E' difficile non intristirsi leggendo le pagine degli affari esteri nei quotidiani:
l'inondazione in Queensland,la rivoluzione in Algeria,squallidi bonga bonga e cosi via....
Recentemente pero' una notizuola e' riuscita a strapparmi un sorriso: "Dolce successo:paternita' della pavlova assegnata alla Nuova Zelanda".
Figuriamoci,ad una notizia del genere le papille gustative sono andate in tilt,e,dopo un velocissimo salto al negozio sotto casa per l'acquisto di qualche frutto della passione,i meccanismi perversi della golosita' si sono messi ancora una volta in moto.
La pavlova e' il dolce nazionale della Nuova Zelanda e,in una maniera o nell'altra,dell'Australia.
Prende il nome dalla ballerina Anna Pavlova e si dice rappresenti il suo tutu'.
E' una specialita' che,per giuste ragioni,e' ormai ben nota in Europa e nell'America del nord.Si tratta essenzialmente di una cremosissima meringa ricoperta di frutta e panna.Ritornando alla diatriba tra Nuova Zelanda ed Australia riguardo alle origini della pavlova,L'Oxford English Dictionary si e' fermamente schierato a favore della Nuova Zelanda.
Gli aussies hanno sempre insistito che il dolce venne creato nell'Esplanade restaurant a Perth nel 1935,mentre l'Oxford English Dictionary spiega che la prima ricetta per la pavlova apparve nel 1927 in un libriccino intitolato Davis Dainty Dishes.Il problema e' che la ricetta contenuta in Davis Dainty Dishes non ha niente a che vedere con la pavlova di oggigiorno,dato che si tratta essenzialmente di una gelatina.
A mettere tutti a tacere e' stata l'antropologa Helen Leach rivelando che una ricetta per la pavlova,cosi come la si intende oggi,fu pubblicata nel giornale New Zealand Dairy Exporter Annual.
Queste possono sembrare cose piuttosto triviali,ma vale la pena menzionare il fatto che la questione fu menzionata qualche anno fa in un discorso ufficiale dal primo ministro neozelandese..
Per chi voglia annoiarsi ulteriormente con la questione pavlova,Leach ha pubblicato un libro,"The Pavlova story:a slice of New Zealand culinary history",dove ha raccolto piu' di 600 ricette per questa specialita'.Per quanto riguarda le connessioni un po' piu' "romantiche" della pavlova,al Victoria and Albert Museum a Londra esiste un bellissimo ritratto di Anna Pavlova,nella sua mise "dying swan",un ruolo che fu creato apposta per lei.Pavlova spese l'ultima parte della sua vita a Londra nella North End road a Golders Green,una delle zone piu' verdi e suggestive del nord di Londra.La dove abitava la pavlova oggigiorno sorge il Jewish Cultural Center,ma una piccola placca blu ci ricorda della della straordinaria ballerina.
La ricetta e' facilissima e di grande effetto,soprattutto se si raddoppiano le dosi qui date.
Ingredienti:
170 gr. di albumi
310 gr. di zucchero
1 pizzico di sale
1 cucchiaino d'aceto
1 cucchiaino di amido di mais
180 gr di di panna
4 frutti della passione
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1: mischiare zucchero,sale ed amido di mais
2: iniziare a montare gli albumi a velocita' media col Kenwood/KitchenAid.Aumentare
la velocita' ed aggiungere gradualmente la mistura di zucchero etc.Aggiungere
l'aceto prima delle 3-4 cucchiaiate finali di zucchero.
3: foderare una teglia da forno con carta anti-aderente e,una volta che la meringa e'
diventata corposa e lucida,spalmare sulla teglia,ottenendo un cerchio di 20-22 cm
di diametro.
4:infornare a 100-110 gradi per un oretta o poco piu'.Una volta raffreddata la
meringa,montare la panna ,lasciandola molto morbida, e spalmarne una parte sulla
pavlova.Continuare a montare la rimanente panna e fare delle rosette ai bordi del
dolce con la sac a poche.Versare la polpa (semini inclusi) dei frutti della
passione sulla panna e servire.
NOTE. Oggigiorno sono molto comuni le pavlova con frutti di bosco,mango etc.
Personalmente le trovo troppo dolci.La pavlova ,per sua natura,ha bisogno di
una nota decisamente acidula;frutto della passione,uva spina e rabarbaro danno
i risultati migliori.I frutti della passione migliori sono i piu' raggrinziti,
non fidatevi dell'apparenza!
BUON APPETITO!
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